Gioie

Non si può spiegare la confortante gioia che infonde un cliente con pochi capelli pettinati col gel all’indietro; un cliente che indossa un paio di pantaloni in denim elasticizzati in vita, il tessuto increspato a fisarmonica sull’elestico, anche sulle caviglie, un cliente con un paio di vecchi mocassini e la maglietta dei Buzztones, che non sono i Fuzztones, né i Buzzcocks ma i Buzztones, un cliente che ci tiene a farti sapere che sta per acquistare Monster dei Kiss, disco che gli avevi ordinato una decina di giorni prima, un cliente che mentre ripete monster sorride mostrandoti le nude gengive dove di solito ci sono gli incisivi ma da cui spuntano solo due lunghi canini quasi a punta, non si può spiegare.

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Malintesi e capitali coincidenze

 L’altro giorno un cliente sedicente poliglotta senza denti mi ha chiesto una “tamburella” e mi ha raccontato tra le gengive che una volta, Napolitano, in visita anni prima a Regina Coeli, dopo averlo riconosciuto fuori dal negozio ed essersi ricordato della ” sua storia”, gli aveva regalato un mandolino perchè “riprendesse a suonare”; visto che, oltre che poliglotta era anche musicista. Incalzato dalle mie domande il signore, un freakkabbestia old-school, con collanine e pendagli gipsy voodoo e un acre sapore di pellame conciato negli anni settanta, mi ha raccontato del capitale “malinteso” di cui era stato vittima molti anni prima a Palermo; malinteso per cui era stato appunto in carcere.
Mentre parcheggiava la macchina, di notte, un uomo l’aveva insultato, e lui aveva risposto minacciando di “mozzargli la testa come si fa a volte senza intenzione”. Caso sfortunato volle che allo screanzato, proprio quella notte, mozzassero appunto la testa e, in seguito alle testimonianze di passanti presenti al momento dell’alterco, il poliglotta era finito in carcere. La conversazione è terminata con una serie di pseudo imitazioni di lingue mondiali tra cui intramontabili classici quali “l’inglese”, “lo spagnolo”, “il francese” e, in mio onore anche “il veneto”, regione che, tra le tante, “il cliente del giorno” sosteneva di conoscere “come le sue tasche”.

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Angelo

A due signore sessantenni molto annoiate piace nominare, verrebbe da dire invano, il loro compagno di acquisiti: Angelo. Gli si rivolgono con un languido e finto tono di rimprovero, come se lo invitassero implicitamente ad essere un po’ più “maschio”. Per quanto sia chiaro l’abbiano scelto “come compagno di acquisti” proprio per il suo temperamento mite, azimato-androgino-sportivo; per i capelli ricci raccolti sulla nuca in un codino chignon; per il pratico e fresco borsello mille usi in tinta con le Superga bianche immacolate e croccanti.
“Angelo”, continuano a ripetere, con la voluttà che si userebbe per un accompagnatore celeste; una rockstar al tramonto, lusingata e paziente con le ultime groupie.

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Il ragazzaccio

Al supermercato in coda alla cassa, un uomo sui settanta, capelli bianchi effetto spettinato, maglietta della salute a V, jeans bracaloni a vita alta con risvoltone anni cinquanta alla James Dean; mocassini neri di cuoio da prete di campagna, torace da bagnino e un’attitudine spaccona alla Robert Mitchum o alla Kirk Douglas, attende in fila seduto sul tapis roulant della cassa chiusa a fianco: con aria di sfida, con una gamba sola, come un ragazzaccio.
Quando è il suo turno, fa roteare ogni cosa che estrae dalla cesta, anche le bottiglie da due litri di Coca cola, come fosse Tom Cruise in Cocktail. Una volta imbustata, si carica la spesa su una spalla dichiarando sprezzante “tutta palestra” e se ne esce come un avventuriero che conta di salire al volo su un treno merci in corsa.

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L’ambasciatore

Un sedicente ambasciatore, cappotto blu, guanti in pelle da killer, ray ban a goccia, testa rotonda e grossa come una palla medica, mi chiede cosa stiamo ascoltando. Si appunta il gruppo e dichiara che lo farà mettere in ascolto al suo autista. E’ affabile, ciarliero, mi racconta che ha un impianto stereo da centomila euro preso a fine anni ottanta alla Nato. Trasecolo, mi complimento e lui mi descrive minuziosamente le caratteristiche dell’impianto. Gli do corda, annuisco, fingo di pendere dalle sue labbra e lui mi racconta della macchina che gli presero i genitori per il suo diciottesimo compleanno: una fiat 127 top. Ci tiene ad aggiungere che faceva il fotografo e continua raccontandomi che possiede un loft di duecento metri quadri in cui ha una stanza solo per l’ascolto di prime edizioni di rarissimi vinili di musica classica.
Mi augura in bocca al lupo per la “mia attività” e io dico, così per dire, “magari fosse la mia attività”. Conclude insegnandomi che non importa quello che fai, l’importante “è farlo con dignità”; che quando “si sale”, ci “si trasforma in palloni gonfiati” che “finiscono per dover nascondere il proprio fetore”. Galleggio in un denso brodo di giuggiole, gli stringo la mano e gli auguro buona giornata.

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Miscellanea di pizzini ritrovati nelle tasche dei pantaloni

1-Un carabiniere della Brigata Martiri di Nassirya cerca un disco di Mango.

2-Un turco guascone alla ricerca di un disco di Bobby Goldsboro, quando passa la moglie visibilmente stufa mi dice: “Sorry I have to go, my wife is angry”.

3- Un ragazzo molto giovane, forse ventitré anni con delle scarpe arancioni simil all-star ma di un materiale gommoso apparentemente sintetico e idrorepellente, ha delle occhiaie scure molto gonfie ed è pettinato da talent show e indossa pantaloni elegantini a sigaretta troppo stretti sul culetto. Ha anche i piedi a papera e la camicia bianca: sembra disposto a vendere la propria stessa madre per pura sciatteria.

4- Gente che esce “col favore delle feste”, a orari di bassa frequentazione umana, sembra finalmente a proprio agio.

5- Una ragazzina molto robusta con due piedi taglia quarantaquattro, fontanella coatta sulla sommità della testa, capelli rasati ai lati e dietro, spinge per scherzare come farebbe con un’amica della stessa stazza la madre gracile e azzimata ma questa non capisce lo spirito e si lamenta.

6- Un giapponese cerca un cd che contenga “the song bella ciao”.

7- Sono rimasto sedotto da un cane con gli occhi azzurri che assomigliava al capo cattivo dei Gremlins.

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Perigliose gioie del palato

Mentre mi compiacevo della mia prima pasta con i carciofi – mmm buona mmm cremosa mmm – ho rischiato di inghiottire una spina e sono sopravvissuto producendo un abominevole verso anti-soffoco.

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Le latte di olive

Le latte di olive denocciolate in salamoia contengono troppe olive. Cosa diavolo dovrei preparare al primo turno per non buttare quelle avanzate ammuffite quando, dopo un mese, mi torna la voglia di olive denocciolate in salamoia? Nessuno pensa mai a nuclei familiari essenziali, sempre co’ ste famiglie allargate arcaiche insaziabili.

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Cinture

Quando ieri un cliente sui settanta, capelli bianchi lunghi spiritati, camicione jeans da vero farmer australiano con raffinate decorazioni metalliche appuntate sulle tasche e una cintura con fibia ovale con pietra turchese centrale mi ha espresso ripetutamente la sua gratitudine per essermi prodigato in maniera ossessiva nel trovargli un disco fuori posto, mi sono tolto la soddisfazione di minimizzare e gli ho detto, ed era vero: “Dont’ worry I just did it for that gorgeous belt of yours”.

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In serata all’ora di punta

In serata all’ora di punta ho visto dei giovani caricare a forza a bordo di una macchina scassata un giovane che scalciava e faceva resistenza e veniva trattenuto ma si divincolava e stava quasi per fuggire. Ho pensato ad un regolamento di conti tra bande – amerindi vs rumeni-rom-romani – e visto che la polizia era dietro l’angolo sono tornato indietro e ho fermato una pattuglia in uscita indicando il luogo dell’ignobile gazzarra. Quando la pattuglia si è avvicinata gli è stato fatto segno che era tutto a posto e quando sono passato ho visto che alla guida c’era una trucida valchiria che mi ha guardato senza nessuna espressione e sul cruscotto ho visto anche una paletta della polizia e quindi quelli erano sbirri e quello che mi era sembrato un rapimento da manuale forse era un legittimo arresto, forse. Comunque la sbirra in borghese di due metri… ciao.

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